Se fino a qualche anno fa il nome di David Guetta, pronunciato con un raffinato accento francese, non riportava in mente idee familiari se non agli esperti del settore, in quest’ultimo anno chiunque si interessi minimamente di musica contemporanea deve aver sentito perlomeno una volta questo nome.
Parliamoci chiaro, David Guetta è sempre stato un illustrissimo nome nel mondo della house, ma quel che è certo è che i tempi lo stanno battezzando come uno di quei dj che riesce a farsi conoscere anche dai meno interessati, visto il successo anche radiofonico delle sue ultime creazioni. Non a caso la cover del suo ultimo album recita “Pop life”. L’album in questione ha già spinto alla luce brani di successo come “Tomorrow can wait”, “Love is gone” e la devastante “Love don’t let me go (Walking away)”, presente come bonus track; ma la numero uno, il brano che apre questa parata è “Baby when the light”, ennesimo inno allo stile di Guetta, che abbraccia house ed elettronica incartando il risultato in una sognante atmosfera pop (grazie anche all’aiuto della vocalist Cozi).
Ovviamente il brano non poteva rimanere privo di versioni totalmente electro, quindi mano al veterano Fred Rister per la versione più gettonata, che ripropone l’ondata dei precedenti singoli, peccando però di una leggera banalità sonora; interessanti le versioni dell’olandese Laidback Luke e dello spregiudicato australiano (sempre più sulla cresta dell’onda) Dirty South, pregevolmente minimale quella del nostrano Joe T. Vannelli. A proposito di onde, doverosa un’occhiata all’est